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Statistiche sulla distribuzione del reddito

Da Statistics Explained.

Dati di ottobre 2012. Dati più recenti: Ulteriori_informazioni_da_Eurostatinformazioni da Eurostat, Principali tavole e Banca dati. La versione inglese è più recente.
Grafico 1 - Tasso e soglia di rischio di povertà, 2010 - Fonte: Eurostat (ilc_li01) e (ilc_li02)
Tavola 1 - Tasso di rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali, 2008-2010
(%) - Fonte: Eurostat (ilc_li02)
Tavola 2 - Tasso di rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali secondo le più frequenti condizioni lavorative, 2010 (1)
(%) - Fonte: Eurostat (ilc_li04)
Grafico 2 - Tasso di rischio di povertà prima e dopo i trasferimenti sociali, 2010 (1)
(%) - Fonte: Eurostat (ilc_li02) e (ilc_li10)
Grafico 3 – Disparità nella distribuzione dei redditi, 2010
(rapporto tra quintili di reddito) - Fonte: Eurostat (ilc_di11)
Grafico 4 – Rapporto tra redditi mediani relativi, 2010
(rapporto tra il reddito disponibile mediano equivalente della popolazione di oltre 65 anni di età e il reddito disponibile mediano equivalente della popolazione di meno di 65 anni di età) - Fonte: Eurostat (ilc_pnp2)
Grafico 5 - Gap mediano di povertà relativa, 2010
(%) - Fonte: Eurostat (ilc_li11)

Nella presente scheda sono analizzate le recenti statistiche sulla povertà in termini monetari e sulle disparità di reddito nell'Unione europea (UE). I confronti fra i tenori di vita dei vari paesi sono frequentemente basati sul prodotto interno lordo (Pil) pro capite, che esprime in termini monetari la ricchezza di un paese in rapporto agli altri paesi. Tale indicatore, tuttavia, non fornisce molte informazioni sulla distribuzione dei redditi all'interno di un paese, né sui fattori non monetari suscettibili di contribuire in larga misura a determinare la qualità della vita di una determinata popolazione. Se, da un lato, le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi possono costituire un incentivo a migliorare la propria situazione economica attraverso il lavoro, l'innovazione o l'acquisizione di nuove competenze, dall'altro, alle disparità di reddito sono spesso legati fenomeni quali criminalità, povertà ed esclusione sociale.

Principali risultati statistici

Tasso e soglia di rischio di povertà

Nel 2010 era considerato a rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali) il 16,4 % della popolazione dell'UE-27 (cfr. grafico 1). Tale percentuale, calcolata come media ponderata dei dati nazionali, nasconde rilevanti differenze tra gli Stati membri dell'UE. In sei paesi, ovvero Lettonia (21,3 %), Romania (21,1 %), Bulgaria (20,7 %), Spagna (20,7 %), Lituania (20,2 %) e Grecia (20,1 %), più di un quinto della popolazione era considerato a rischio di povertà. La quota meno elevata di persone a rischio di povertà era registrata nei Paesi Bassi (10,3 %) e nella Repubblica ceca (9,0 %). Anche la Norvegia (11,2 %) e l'Islanda (9,8 %) presentavano basse percentuali di persone a rischio di povertà sul totale delle rispettive popolazioni.

La soglia di rischio di povertà (presentata anch'essa nel grafico 1) è pari al 60 % del [[Glossary:Equivalised disposable income|reddito disponibile mediano equivalente]] nazionale. È espressa spesso in standard di potere d'acquisto (SPA) in modo da tener conto delle differenze tra il costo della vita dei vari paesi. Nel 2010 essa variava notevolmente tra gli Stati membri dell'UE: da SPA 2 122 in Romania e SPA 3 528 in Bulgaria a un livello compreso tra SPA 11 000 e SPA 12 000 nei Paesi Bassi, a Cipro e in Austria, fino a raggiungere SPA 16 049 in Lussemburgo. La soglia di povertà era altresì relativamente elevata in Norvegia e Svizzera (superiore a SPA 13 000 in ciascuno di questi paesi).

In generale, il tasso di rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali) è relativamente stabile da un anno all'altro (cfr. tavola 1). Tra il 2009 e il 2010 hanno fatto eccezione la Lettonia (con una riduzione di 4,4 punti percentuali dal 25,7 % nel 2009 al 21,3 % nel 2010) e l'Estonia (con una flessione di 3,9 punti percentuali dal 19,7 % nel 2009 al 15,8 % nel 2010). Nello stesso periodo il tasso di rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali) è aumentato di almeno un punto percentuale in Slovacchia, Irlanda, Spagna e Slovenia. La Croazia ha registrato un aumento superiore (+2,6 punti percentuali), ma ciò può essere dovuto alla modifica della fonte dei dati nel 2010.

Alcuni gruppi sociali sono più esposti di altri al rischio di povertà in termini monetari. Nel 2010 il differenziale tra il tasso di rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali) degli uomini e delle donne nell'UE-27 (rispettivamente 15,6 % e 17,0 %) era relativamente contenuto. Il divario maggiore (di 3,3 punti percentuali: 19,0 % per gli uomini e 22,3 % per le donne) è stato osservato in Bulgaria. Nel 2010, inoltre, Svezia, Cipro, Austria, Slovenia e Italia hanno tutti registrato tassi di rischio di povertà superiori di almeno 2,5 punti percentuali per le donne rispetto agli uomini. Al contrario, in quattro Stati membri (Lituania, Lettonia, Ungheria e Lussemburgo) il tasso di rischio di povertà era lievemente superiore per gli uomini che per le donne.

Tuttavia, il differenziale tra i tassi di povertà si allarga se la popolazione viene classificata secondo la condizione lavorativa (cfr. tavola 2). Un gruppo particolarmente vulnerabile è costituito dai disoccupati: nel 2010 quasi la metà (45,0 %) dei disoccupati era esposta al rischio di povertà nell'UE-27, con i tassi di gran lunga più elevati in Germania (70,3 %) e Lituania (55,6 %), mentre in quattro altri Stati membri (Bulgaria, Lettonia, Regno Unito ed Estonia) era a rischio di povertà poco meno della metà dei disoccupati. Nell'UE-27 circa un pensionato su sette (13,9 %) era esposto al rischio di povertà nel 2010. I tassi erano molto superiori a Cipro (41,1 %) e in Bulgaria (30,0 %). Gli occupati erano molto meno a rischio di povertà (una media dell'8,4 % nell'intera UE-27), sebbene percentuali relativamente elevate siano stati registrate in Romania (17,2 %) e Grecia (13,8 %), mentre Spagna, Lituania, Polonia e Lussemburgo rilevavano che un lavoratore su dieci era esposto al rischio di povertà nel 2010.

La povertà e l'esclusione sociale possono essere ridotte mediante misure di protezione sociale, ad esempio tramite l'erogazione di prestazioni sociali. Uno dei metodi per valutare il successo delle misure di protezione sociale è quello di confrontare gli indicatori di rischio di povertà prima e dopo i trasferimenti sociali (cfr. grafico 2). Nel 2010 i trasferimenti sociali hanno ridotto il tasso di rischio di povertà tra la popolazione dell'UE-27 dal 25,9 % prima dei trasferimenti al 16,4 % dopo i trasferimenti, portando al di sopra della soglia di povertà quasi il 37 % della popolazione che altrimenti sarebbe stata esposta a tale rischio. In termini relativi, l'incidenza delle prestazioni sociali è stata minima in Grecia, Italia, Romania e Bulgaria. Al contrario, almeno la metà di tutte le persone che erano esposte al rischio di povertà in Irlanda, Ungheria, Danimarca, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi, Repubblica ceca e Lussemburgo è stata portata al di sopra della soglia grazie ai trasferimenti sociali. Lo stesso è avvenuto in Norvegia e in Islanda.

Disparità di reddito

Le amministrazioni pubbliche, i decisori politici e la società in generale non possono lottare contro la povertà e l'esclusione sociale senza aver prima analizzato se le disparità esistenti sono di natura economica o sociale. I dati sulle disparità economiche assumono particolare importanza ai fini della stima della povertà relativa, perché la distribuzione delle risorse economiche può avere un'incidenza diretta sull'ampiezza e sulla gravità del fenomeno della povertà (cfr. grafico 3). Nel 2010 tra la popolazione dell'UE-27 si sono registrate forti disparità nella distribuzione dei redditi: il 20 % della popolazione con i redditi disponibili equivalenti più elevati percepiva redditi cinque volte superiori a quelli percepiti dal 20 % della popolazione con i redditi disponibili equivalenti più bassi. Il rapporto tra quintili variava notevolmente tra gli Stati membri: da 3,4 in Slovenia e Ungheria e 3,5 in Svezia e nella Repubblica ceca, a 5,9 in Bulgaria, 6,0 in Romania, 6,9 in Lettonia e Spagna, fino a raggiungere 7,3 in Lituania.

La politica presta particolare attenzione alle disparità che colpiscono diversi gruppi della società. Un gruppo di particolare interesse è quello degli anziani, anche in considerazione della crescente percentuale degli ultrasessantacinquenni nell'UE. I sistemi pensionistici possono svolgere un ruolo importante nell'affrontare il problema della povertà tra gli anziani. A questo riguardo è interessante confrontare i redditi degli anziani con quelli del resto della popolazione. Nell'UE-27 nel suo insieme, il reddito mediano delle persone di 65 anni e più nel 2010 era pari all'88 % del reddito mediano della popolazione di età inferiore a 65 anni (cfr. grafico 4). L'Ungheria e il Lussemburgo erano gli unici Stati membri in cui il reddito degli anziani era superiore al reddito delle persone di meno di 65 anni. In Francia, Romania, Polonia, Italia, Lituania e Austria (e in Islanda) il reddito mediano degli anziani era superiore al 90 % di quello registrato per la popolazione di meno di 65 anni. Al contrario, gli anziani a Cipro presentavano redditi mediani inferiori al 65 % di quelli registrati per le persone di età inferiore a 65 anni, con valori compresi tra il 70 % e l'80 % in Danimarca, Estonia, Bulgaria, Belgio, Lettonia, Finlandia e Svezia. Queste percentuali relativamente basse possono rispecchiare in generale le prestazioni pensionistiche erogate.

L'intensità di povertà, che aiuta a quantificare il grado di povertà, può essere misurato sulla base del gap mediano di povertà relativa. Nel 2010 il reddito mediano delle persone a rischio di povertà nell'UE-27 era in media del 23,2 % inferiore alla soglia di povertà del 60 %. Tra i paesi indicati nel grafico 5, il gap mediano di povertà relativa era più elevato in Lituania (32,6 %), Spagna e Romania (entrambe 30,6 %), Bulgaria (29,6 %) e Lettonia (29,4 %). Un gap relativamente elevato era registrato anche in Croazia (28,6 %). Il gap più basso tra gli Stati membri era osservato in Finlandia (13,8 %), seguita da Irlanda (15,2 %), Paesi Bassi (16,2 %) e Ungheria (16,5 %).

Fonti e disponibilità dei dati

Le statistiche dell'UE sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC), la cui compilazione è iniziata nel 2003 sulla base di un accordo informale tra Eurostat, sei Stati membri dell'UE (Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lussemburgo) e Norvegia, sono state introdotte al fine di ottenere i pertinenti dati per gli indicatori sul reddito e sulle condizioni di vita. La base giuridica di tale rilevazione è costituita dal regolamento (CE) n. 1177/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio. La compilazione delle statistiche è stata formalmente avviata nel 2004 in 15 paesi ed estesa nel 2005 a tutti i restanti Stati membri (UE-25), oltre che a Islanda e Norvegia. La Bulgaria e la Turchia hanno iniziato a compilare le statistiche EU-SILC nel 2006, la Romania nel 2007, la Svizzera nel 2008 e la Croazia nel 2010 (i dati per quest'ultimo paese per il 2008 e il 2009 provengono da una fonte differente, ovvero l'indagine sui bilanci di famiglia). Le statistiche EU-SILC comprendono una dimensione sia longitudinale sia trasversale.

Il reddito disponibile delle famiglie è determinato sommando tutti i redditi monetari (a prescindere dalla fonte da cui siano percepiti, compresi redditi da lavoro, investimenti e prestazioni sociali) di ciascun componente della famiglia ai redditi percepiti a livello di famiglia e detraendo le imposte e i contributi sociali versati. Al fine di rispecchiare le differenze tra le famiglie in termini di dimensione e di tipologia familiare, questo totale è diviso per il numero di ‘adulti equivalenti’ utilizzando una scala (di equivalenza) standard, la cosiddetta ‘scala OCSE modificata’, che attribuisce un peso di 1 al primo adulto della famiglia, un peso di 0,5 a ciascun successivo componente della famiglia di 14 anni o più e un peso di 0,3 ai componenti di meno di 14 anni di età. Il dato risultante è denominato reddito disponibile equivalente ed è attribuito a ciascun componente della famiglia. Nel caso degli indicatori sulla povertà, il reddito disponibile equivalente è calcolato dividendo il reddito totale disponibile di ciascuna famiglia per il numero equivalente dei suoi componenti. Di conseguenza, ciascuna persona nella famiglia dispone dello stesso reddito equivalente.

Per tutti i paesi il periodo di riferimento per i redditi è un periodo fisso di 12 mesi (come l'anno civile o fiscale precedente). Fanno eccezione il Regno Unito, per il quale il periodo di riferimento per i redditi è l'anno dell'indagine, e l'Irlanda, per la quale l'indagine è continua e il reddito è rilevato per i 12 mesi antecedenti all'indagine.

Il tasso di rischio di povertà è definito come la percentuale di popolazione con un reddito disponibile equivalente inferiore alla soglia di rischio di povertà (espressa in standard di potere d'acquisto (SPA)), pari al 60 % del reddito disponibile mediano equivalente nazionale. In linea con le decisioni del Consiglio europeo, il tasso di rischio di povertà è misurato con riferimento alla situazione in ciascuno Stato membro dell'UE anziché applicando una soglia comune. Questo tasso può essere calcolato prima o dopo i trasferimenti sociali: la differenza misura l'incidenza ipotetica dei trasferimenti sociali nazionali sulla riduzione del rischio di povertà. Le pensioni di anzianità e di reversibilità sono considerate come redditi prima dei trasferimenti e non come trasferimenti sociali. Per questo indicatore sono disponibili molte analisi, ad esempio secondo l'età, il sesso, la condizione lavorativa, la tipologia familiare o il livello di istruzione. Va osservato come l'indicatore non misuri la ricchezza, bensì rappresenti un parametro relativo di bassi redditi correnti (rispetto ad altri cittadini dello stesso paese), il che non implica necessariamente un basso tenore di vita. L'aggregato UE-27 è una media dei singoli dati nazionali, ponderata in base alla popolazione.

Contesto

Nel dicembre 2001, al Consiglio europeo di Laeken, i Capi di Stato e di governo europei hanno fissato una prima serie di indicatori statistici comuni in materia di povertà e di esclusione sociale, che sono sottoposti a un continuo processo di perfezionamento da parte del sottogruppo Indicatori del comitato della protezione sociale. Tali indicatori costituiscono un elemento essenziale del metodo di coordinamento aperto ai fini del monitoraggio dei progressi realizzati dagli Stati membri dell'UE per attenuare la povertà e l'esclusione sociale.

Le statistiche EU-SILC costituiscono la fonte di riferimento per i dati sul reddito e sulle condizioni di vita e, in particolare, per gli indicatori relativi all'inclusione sociale. Nel contesto della strategia Europa 2020, il Consiglio europeo ha adottato nel giugno 2010 come uno degli obiettivi principali quello dell'inclusione sociale, impegnandosi a fare uscire dalla povertà e dall'esclusione sociale almeno 20 milioni di persone nell'UE entro il 2020. Le statistiche EU-SILC costituiscono la fonte utilizzata per monitorare i progressi verso il conseguimento di questo obiettivo, misurati servendosi di un indicatore che combina tasso di rischio di povertà, tasso di grave deprivazione materiale e quota di persone che vivono in famiglie a intensità lavorativa molto bassa (per maggiori informazioni si rinvia alla scheda sulle statistiche sull'inclusione sociale ).

Ulteriori informazioni da Eurostat

Pubblicazioni

Tavole principali

  • Living conditions and welfare (t_livcon), vedi (in inglese):
Income and living conditions (t_ilc)

Banca dati

  • Living conditions and welfare (livcon), vedi (in inglese):
Income and living conditions (ilc)
Income distribution and monetary poverty (ilc_ip)
Monetary poverty (ilc_li)
Monetary poverty for elderly people (ilc_pn)
Distribution of income (ilc_di)

Sezione speciale

Metodologia / Metadati

Fonte dei dati per le tavole e i grafici (MS Excel)

Altre informazioni

  • Regolamento (CE) n. 1177/2003, del 16 giugno 2003, relativo alle statistiche comunitarie sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC)
  • Regolamento (CE) n. 1553/2005, del 7 settembre 2005, che modifica il regolamento (CE) n. 1177/2003 relativo alle statistiche comunitarie sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC)
  • Regolamento (CE) n. 1791/2006, del 20 novembre 2006 , che adegua taluni regolamenti e decisioni in materia di […] statistiche […], a motivo dell'adesione della Bulgaria e della Romania

Collegamenti esterni

Voci correlate

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